Il Teatro come Scuola di Competenze Sociali

Il Teatro normalmente viene inteso come la rappresentazione di un testo di un autore antico/moderno/contemporaneo, a scelta, da vedere rappresentato su un palco, comodamente seduti in una bella poltrona.

Ci si dimentica così che il Teatro è nato nelle piazze e lì soprattutto si è sviluppato, tanto che anche ai giorni nostri, buona parte del miglior teatro lo si può ritrovare in luoghi anomali appunto come le piazze, le scuole, nelle carceri, nei luoghi della cura mentale, in centri culturali e nelle biblioteche.

Esempio più eclatante sono le grandi città/piazza, dove è la stesso intero territorio della città a farsi piazza e a mettere in scena le storie e i racconti di decine di centinaia di spettacoli: le grandi città/festival di Aurilliac e di Chalon, le enormi città/spettacolo di Edinburgo e Avignone, e gli esempi italiani di Certaldo e di Ferrara.

Questi grandi spazi di rappresentazione riflettono il senso profondo e antico del Teatro, che è quello di mettere davanti agli occhi di chi guarda, una storia che può essere privata, nel suo sviluppo scenico, ma il cui significato e i cui riflessi sono collettivi, perchè in una storia privata possiamo trovare aspetti che ci parlano e che parlano di noi.

E così  le storie collettive, magari di altre culture o di altre epoche, possono portarci, in maniera più o meno diretta, in una dimensione di attualità o di attinenza con noi, che ci colpisce.

Così una città, divenuta essa stessa, nella sua interezza, luogo del racconto e della rappresentazione, ci illustra chiaramente il significato collettivo che può evidentemente assumere, ancora ai giorni nostri, un fatto teatrale.

C’è un elemento che rende unico il fenomeno teatrale, a prescindere dalla dimensione più o meno grande della sua realizzazione.

Quello che rende più forte l’effetto del teatro anche rispetto ad altri media come il cinema e la televisione, è  il passaggio della comunicazione che, nel teatro, avviene da persona a persona,

con una distanza umana ravvicinata, dagli attori agli spettatori e ritorno, poichè tutti compongono una comunità in quel momento in relazione e comunicante:

gli attori con la loro espressione fisica e vocale, gli spettatori con la loro risposta, sotto forma di presenza e attenzione, percepibile nei termini di un’onda palpabile, con cui è difatti possibile percepire se gli spettatori sono partecipi o no.

In questo processo di rispecchiamento chi è spettatore si trova a riflettere in sè stesso il motivo esposto dagli attori, filtrandolo attraverso la propria esperienza umana, fornendo vita a ciò che gli si viene rappresentando di fronte, grazie a elementi della sua sensibilità, delle sue memorie, della sua riflessione mentale.

Ed è in questo modo che l’altrimenti morto “pezzo teatrale”, prende vita e spessore di significati: rappresentato di fronte ad alcuna persona, rimarrebbe una “prova”, solo un dialogo, magari molto ricco e articolato, tra l’equipe degli attori e il regista, ma non sarebbe veicolo di una esperienza allargata, che solo può aver luogo nell’incontro con l’altro e diverso da se, che prende appunto forma nel pubblico, testimone della messa in scena, del disvelamento, ogni volta diverso, rappresentazione dopo rappresentazione, del tema portato dalla compagnia, attraverso la messa in scena.

E viceversa, è solo nel incontro con il pubblico (a cui possiamo riconoscere un ruolo di osservatore, di testimone di un avvenimento, la rappresentazione appunto, se ben realizzata), che il lavoro dell’attore o dell’equipe di attori, prende profondità e significato collettivo, allargato. Non più un dialogo tra persone specialiste del loro campo e ben a conoscenza del contenuto della vicenda narrata, ma un vero incontro tra un gruppo che attivamente fa una una proposta e un gruppo che riceve e si lascia percepire.

Ed è nell’offerta allo sguardo degli osservatori, disponibili ad entrare in stato di ascolto, che il fatto teatrale acquista il suo pieno senso di luogo di incontro.

Nell’incontro teatrale, come abbiamo detto, sono coinvolti elementi della nostra sensibilità, contenuti delle nostre memorie, riflessioni e intuizioni. Possiamo sentire che la storia raccontata risuona in noi “muovendoci”, sia a livello corporeo, spingendoci ad accennare gesti ispiratici da quello a cui assistiamo, e “muovendoci” anche a livello interiore, nella dimensione dell’emotività e del riconoscimento di significati.

Questo livello di coinvolgimento è oggi descrivibile con il paradigma dei “neuroni specchio. (continua)

Per approfondimenti sui Neuroni a specchio:

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