EcoTheatre + Teatri Urbani e Sociali

Il progetto Ecotheatre propone:

Per le scuole e scuole teatrali:

  • Laboratori di avvicinamento all’esperienza teatrale per le scuole
  • Percorsi di messa in scena, per le scuole superiori
  • Regia ed allestimenti, per le scuole teatrali
  • Percorsi tematici e training per attori, per le scuole teatrali

Teatro sociale e Playback Theatre:

  • Performances di teatro sociale con la metodologia Playback Theatre
  • Corsi di avvicinamento al teatro sociale con il Playback Theatre (a cominciare dal Core Training, livello base)

Performances:

  • Performances con programmazione site specific in natura e in centri storici o in luoghi prescelti, (visitate la sezione Clair Obscur)
  • Clair Obscur, ambientata all’aperto, parchi, centri storici, basata su elementi etnici ed archetipici
  • ‘Trincee, gaie e tristi avventure di alpini, di muli e di vino’, all’aperto o al chiuso, basata sui gesti di inaudita fratellanza oltre la violenza della Prima Guerra Mondiale.
  • Teste Calde, cavalcata narrativa sulle appassionanti avventure di Giustizia e Libertà, dalla Resistenza alla Costituente

In preparazione, le performances:

  • Notturno Shakespeare: i simboli attraverso l’ opera di Shakespeare

 

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Clair Obcur Monza 2016

EcoTeatarEcoTheatre-a-Monza

 

Nel 2015 abbiamo realizzato:

Domenica 20 Settembre – Rassegna “Ville Aperte”, Villa Mirabello, Parco di Monza, per Expo nel Parco;

performance di improvvisazioni live basate sui racconti sulle abitudini alimentari e legate al cibo in generale del pubblico presente:

ore 15.45 – 16.30 – 17.15 – 18.00

potete prenotarvi a : biopratiche@gmail.com

In preparazione:

26 Settembre a EXPO Milano – “Storie di cibi e di abitudini alimentari”

facebook: EcoTheatre

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Il Teatro come  scuola di competenze sociali

Il Teatro normalmente viene inteso come la rappresentazione di un testo di un autore antico/moderno/contemporaneo, a scelta, da vedere rappresentato su un palco, stando comodamente seduti in una bella poltrona.

Ci si dimentica così che il Teatro è nato nelle piazze e lì soprattutto si è sviluppato, tanto che anche ai giorni nostri, buona parte del miglior teatro lo si può ritrovare in luoghi anomali appunto come le piazze, le scuole, nelle carceri, nei luoghi della cura mentale, in centri culturali e nelle biblioteche.

Esempio più eclatante sono le grandi città della cultura dove è la stesso intero territorio della città a farsi piazza e a mettere in scena le storie e i racconti di decine di centinaia di spettacoli: le grandi città/festival di Aurilliac e di Chalon, le enormi città/spettacolo di Edinburgo e Avignone, e gli esempi italiani di Certaldo e di Ferrara.

Questi grandi spazi di rappresentazione riflettono il senso profondo e antico del Teatro, che è quello di mettere davanti agli occhi di chi guarda, una storia che può essere privata, nel suo sviluppo scenico, ma il cui significato e i cui riflessi sono collettivi, perchè in una storia privata possiamo trovare aspetti che ci parlano e che parlano di noi.

E così  le storie collettive, magari di altre culture o di altre epoche, possono portarci, in maniera più o meno diretta, in una dimensione di attualità o di attinenza con noi, che ci colpisce.

Così una città, divenuta essa stessa, nella sua interezza, luogo del racconto e della rappresentazione, ci illustra chiaramente il significato collettivo che può evidentemente assumere, ancora ai giorni nostri, un fatto teatrale.

C’è un elemento che rende unico il fenomeno teatrale, a prescindere dalla dimensione più o meno grande della sua realizzazione.

Quello che rende più forte l’effetto del teatro anche rispetto ad altri media come il cinema e la televisione, è  il passaggio della comunicazione che, nel teatro, avviene da persona a persona,

con una distanza umana ravvicinata, dagli attori agli spettatori e ritorno, poichè tutti compongono una comunità, in quel momento in relazione e comunicante:

gli attori con la loro espressione fisica e vocale, gli spettatori con la loro risposta, sotto forma di presenza e attenzione, percepibile nei termini di un’onda palpabile, con cui è difatti possibile percepire se gli spettatori sono partecipi o no.

In questo processo di rispecchiamento chi è spettatore si trova a riflettere in sè stesso il motivo esposto dagli attori, filtrandolo attraverso la propria esperienza umana, fornendo vita a ciò che gli si viene rappresentando di fronte, grazie a elementi della sua sensibilità, delle sue memorie, della sua riflessione mentale.

Ed è in questo modo che l’altrimenti morto “pezzo teatrale”, prende vita e spessore di significati: rappresentato di fronte ad alcuna persona, rimarrebbe una “prova”, solo un dialogo, magari molto ricco e articolato, tra l’equipe degli attori e il regista, ma non sarebbe veicolo di una esperienza allargata, che solo può aver luogo nell’incontro con l’altro e diverso da sé, che prende appunto forma nell’incontro col pubblico, testimone della messa in scena, del disvelamento, ogni volta diverso, rappresentazione dopo rappresentazione, del tema portato dalla compagnia, attraverso la messa in scena.

E viceversa, è solo nel incontro con il pubblico (a cui possiamo riconoscere un ruolo di osservatore, di testimone di un avvenimento, la rappresentazione appunto, se ben realizzata), che il lavoro dell’attore o dell’equipe di attori, prende profondità e significato collettivo, allargato. Non più un dialogo tra persone specialiste del loro campo e ben a conoscenza del contenuto della vicenda narrata, ma un vero incontro tra un gruppo che attivamente produce  una proposta e un gruppo che riceve e si lascia percepire e rielabora dentro di sé.

Ed è nell’offerta allo sguardo degli osservatori, disponibili ad entrare in stato di ascolto, che il fatto teatrale acquista il suo pieno senso di luogo di incontro.

Nell’incontro teatrale, come abbiamo detto, sono coinvolti elementi della nostra sensibilità, contenuti delle nostre memorie, riflessioni e intuizioni. Possiamo sentire che la storia raccontata risuona in noi “muovendoci”, sia a livello corporeo, spingendoci ad accennare gesti ispiratici da quello a cui assistiamo, sia “muovendoci” anche a livello interiore, nella dimensione dell’emotività e del riconoscimento di significati.

Questo livello di coinvolgimento è oggi ampiamente descrivibile con il paradigma neuroscientifico dei “neuroni specchio”.

(continua)

Teatro di sviluppo di comunità – Playback Theatre

 

Un’introduzione.

Come dice l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, premio nobel per la pace, 1984:

“Ubuntu parla dell’essenza di essere uomini, fa parte del dono che l’Africa porterà al mondo.

Ubuntu comprende l’ospitalità, il prendersi cura degli altri, l’essere capaci di andare quel chilometro in più per il bene dell’altro.

Noi crediamo che una persona è una persona attraverso un’altra persona, che la mia umanità è agganciata e legata inestricabilmente con la tua. Quando io de-umanizzo te, io inesorabilmente de-umanizzo me stesso.

Un essere umano solitario è una contraddizione ed è per questa ragione che tu cerchi di lavorare per il bene di tutti, perché anche la  tua umanità ne fa parte, appartiene al bene di tutti.”

 

Il Playback Theatre

Teatro di sviluppo di comunità

In corsa

Il Playback Theatre è una forma originale di improvvisazione teatrale.

Durante le performances, dal pubblico emergono le storie di vita (storie ordinarie, straordinarie o mai raccontate) che saranno restituite attraverso una rappresentazione scenica e musicale.

Si crea così uno spazio dove l’unicità di ogni persona viene espressa e valorizzata, e si sviluppano ed intensificano le relazioni tra le persone presenti alla rappresentazione, rafforzando lo spirito comunitario.

Le sue origini e come si svolge

Ideato da J. Fox, si ispira al teatro della spontaneità di J. L. Moreno. È una forma teatrale che vede in scena un conduttore, uno staff di attori e una sezione musicale.

Il conduttore fa da anello di congiunzione tra pubblico e attori/musicisti, egli raccoglie le storie e le porge allo staff che, improvvisando, le mette in scena. Al termine della messa in scena di ciascuna storia, chi ha raccontato ha l’ultima parola e può esplicitare se si sia riconosciuto o meno nella proposta fatta dagli attori. Questi non hanno il compito di rifare bene, ma di fare una loro proposta che colga elementi di novità.

Questo strumento è particolarmente efficace in contesti organizzativi e per lo sviluppo di comunità.

Per ulteriori informazioni visita il sito ufficiale della scuola italiana di playback theatre.

http://www.playback-theatre.it

Una citazione da un altro sistema culturale.

“Un uomo che ha una visione

non è in grado di servirsi del suo potere

finchè non ha rappresentato la visione sulla terra,

davanti alla gente”

– Alce Nero, medicine-man, tribù Oglala-Sioux  –

IMPRO- TeatroImprovvisAzione

Per IMPRO abbiamo pensato a degli incontri mensili
che siano introduttivi e divertenti allo stesso tempo:
giocare le varie possibilità del teatro e dell’espressività,
praticare in maniera giocosa, con gli altri nel gruppo,
fare esperienza delle diverse modalità di preparazione ed “allenamento” all’espressione,
la voce, la narrazione, il movimento, interrelazione.

Gli incontri sono pensati per un avvicinamento
alle pratiche teatrali e di improvvisazione
e sono rivolte e destinate a persone che vogliano fare esperienza,
anche per la prima volta, con queste forme di auto-espressione.

Sono consigliati abiti comodi e calze per poter lavorare senza scarpe.

Calendario 2010: 16 Marzo – 13 Aprile – 18 Maggio – 15 Giugno – 21 Settembre
Martedì, ore 20:30 – 22:30

Il Luogo: Spazio Teatro Metodi Attivi
via Solari 30
MM2 S. Agostino, Milano

Questo percorso può essere preludio ad un corso esteso, annuale, a partire da settembre.

Sono previste agevolazioni per studenti.

Conducono: Tatiana Sicouri e Davide Fossati (Compagnia Impronte).

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